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Platino e palladio

Platino e palladio vengono venduti come metalli preziosi, ma si comportano come materie prime industriali. La parte più grande della domanda non finisce in una cassaforte: finisce in una marmitta catalitica, in un reattore chimico, in una filiera del vetro o in un componente elettronico. È un dato di partenza che spiega quasi tutto il resto, dalla volatilità alla sottigliezza del mercato, fino alla sensibilità a due variabili che con la finanza hanno poco a che vedere: quante automobili con motore termico si producono nel mondo e che cosa succede in un pugno di miniere concentrate in pochissimi paesi.

Questa guida percorre il mercato in ordine: come si formano le quotazioni, chi compra questi metalli e per farne cosa, da dove arrivano, come si sostituiscono a vicenda dentro un catalizzatore, quanto costa davvero possederli e in che forma un privato può comprarli. Conviene anticipare subito il punto che in Italia pesa più di ogni altro, perché è la differenza pratica più grande rispetto all'oro: l'esenzione IVA riservata ai metalli preziosi riguarda soltanto l'oro da investimento. Platino e palladio scontano l'aliquota ordinaria del 22 % sull'intero prezzo di acquisto.

Non troverete qui previsioni di prezzo, obiettivi di quotazione o consigli di acquisto. Il taglio è descrittivo: che cosa muove questi due mercati, quali rischi sono documentati e quali costi si pagano prima ancora che la quotazione si muova di un centesimo.

Di Markus Markert · Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2026

Contenuti
  1. I metalli del gruppo del platino in sintesi
  2. Come si formano le quotazioni
  3. La domanda: catalizzatori e industria
  4. La sostituzione tra platino e palladio
  5. Idrogeno ed elettrolisi: la carta strutturale del platino
  6. Offerta concentrata in pochissimi paesi
  7. Il riciclo delle marmitte catalitiche
  8. Mercati sottili: spread ampi e liquidità ridotta
  9. Volatilità e rischio della mobilità elettrica
  10. Lingotti e monete: che cosa si trova sul mercato
  11. Il nodo italiano: IVA al 22 per cento
  12. La vendita: imposta sostitutiva del 26 per cento
  13. La dichiarazione UIF riguarda soltanto oro
  14. Rapporti platino-oro e palladio-platino
  15. Autenticità, custodia e rivendita
  16. Per chi ha senso e per chi no
Competenti. Indipendenti. Seri.

Non vendiamo oro e non segnaliamo venditori: solo conoscenze verificate da fonti ufficiali, collegate alle quotazioni in tempo reale. Nessuna raccomandazione d'acquisto, nessuna previsione.

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I metalli del gruppo del platino in sintesi

I metalli del gruppo del platino, abbreviati in PGM, sono sei elementi chimicamente imparentati: il platino (Pt), il palladio (Pd), il rodio (Rh), il rutenio (Ru), l'iridio (Ir) e l'osmio (Os). Per chi investe la lista si riduce immediatamente a due nomi, perché soltanto platino e palladio vengono coniati in monete, colati in lingotti e impacchettati in prodotti quotati in quantità degne di nota.

Il rodio merita una nota a margine: è il terzo metallo del catalizzatore a tre vie, ha un'offerta ancora più concentrata e oscillazioni di prezzo fuori scala, ma non esiste un mercato di monete accessibile a un privato. Rutenio, iridio e osmio sono mercati ancora più piccoli e puramente industriali.

Ciò che separa platino e palladio dall'oro non è la rarità: nella crosta terrestre sono entrambi più rari del metallo giallo. È la destinazione. L'oro si compra per conservarlo, questi due per consumarli. La domanda di investimento non definisce il mercato, ci si appoggia sopra, e questo rende il prezzo ciclico invece che anticiclico: una recessione industriale può schiacciarlo proprio quando chi è abituato all'oro si aspetterebbe il contrario.

Le quotazioni aggiornate sono sulla pagina del prezzo del platino e su quella del prezzo del palladio; le serie lunghe si trovano nella sezione prezzi storici.

Come si formano le quotazioni

Entrambi i metalli si quotano a livello internazionale in dollari statunitensi per oncia troy, l'unità da 31,1035 grammi che vale anche per oro e argento. Chi investe dall'area euro assume perciò due esposizioni contemporaneamente, quella al metallo e quella al cambio, e su orizzonti pluriennali il contributo della valuta è tutt'altro che marginale. I tassi correnti sono nella pagina dei tassi di cambio, mentre il convertitore di unità traduce once in grammi e viceversa.

I riferimenti ufficiali sono il LBMA Platinum Price e il LBMA Palladium Price, determinati due volte per ogni giornata lavorativa attraverso un'asta elettronica, alle 9:45 e alle 14:00 ora di Londra. Storicamente la funzione apparteneva al London Platinum and Palladium Market, il cui nome resta associato agli standard di consegna accettabile per lingotti e spugna di PGM. Il meccanismo è quello dei fixing LBMA di oro e argento: un'asta a più giri in cui il prezzo si muove finché domanda e offerta non si bilanciano.

Accanto alle aste corre in continuo il prezzo spot del mercato over the counter, e sopra di esso si negoziano contratti sul mercato a termine. L'arbitraggio tiene insieme i tre livelli come per l'oro; la differenza sta nella profondità. Il mercato dei PGM è molto più sottile, quindi un singolo ordine di dimensioni rilevanti può spostare la quotazione in un modo che sull'oro passerebbe inosservato.

La domanda: catalizzatori e industria

Di gran lunga il primo impiego di entrambi i metalli è il catalizzatore dei veicoli stradali. Depositati in strato sottilissimo sul supporto ceramico, i PGM trasformano monossido di carbonio, idrocarburi incombusti e ossidi di azoto in composti meno dannosi. Per questa funzione non esiste un sostituto pratico fuori dal gruppo del platino, ed è la ragione per cui la vera forza dominante di questi mercati da quarant'anni è la normativa sulle emissioni, non l'interesse degli investitori.

Fra i due c'è una divisione dei ruoli piuttosto netta, dettata dalla chimica e dal tipo di motore su cui il catalizzatore viene montato:

Platino Palladio
Catalizzatore soprattutto su motori diesel motori a benzina
Altri impieghi gioielleria, chimica, vetro, idrogeno, medicina elettronica, odontoiatria, leghe
Sostituzione può rimpiazzare il palladio può essere rimpiazzato dal platino
Ampiezza della domanda moderatamente diversificata molto concentrata
Densità circa 21,4 g/cm³ circa 12,0 g/cm³

Il palladio è il più esposto dei due: la parte prevalente della sua domanda esce dagli scarichi dei veicoli a benzina, il che rende il prezzo quasi una scommessa a leva sulla produzione mondiale di automobili e sulla severità dei limiti di emissione. Restano impieghi minori ma stabili nell'elettronica, in odontoiatria e nelle leghe per oro bianco al palladio.

Il platino è distribuito meglio: oltre al diesel tirano la gioielleria — dove si lavora tipicamente in lega a 950 millesimi — i catalizzatori di processo dell'industria chimica, le filiere per la fibra di vetro, l'elettronica, la strumentazione di laboratorio, i dispositivi medici impiantabili e alcuni farmaci antitumorali.

Nessuno dei due ha qualcosa di simile alla domanda ufficiale dell'oro: le banche centrali non detengono PGM come riserva. Manca quindi un compratore grande, stabile e indifferente al prezzo, e questo spiega perché entrambi si comportino da materie prime industriali più che da metalli monetari.

La sostituzione tra platino e palladio

Essendo chimicamente affini, platino e palladio possono sostituirsi parzialmente l'uno all'altro dentro un catalizzatore. Non è una curiosità da laboratorio ma una decisione industriale ordinaria: quando uno dei due si mantiene stabilmente caro, i formulatori riprogettano il rivestimento catalitico per usare di più quello economico, e la modifica entra nelle nuove piattaforme di veicoli nell'arco di alcuni anni.

Il meccanismo è stato osservato in entrambe le direzioni. Nella lunga fase in cui il palladio ha quotato ben sopra il platino, i costruttori hanno reintrodotto platino nei catalizzatori a benzina in misura significativa; in precedenza, quando il metallo caro era il platino, la sostituzione era andata nel verso opposto. Il rapporto di prezzo tra i due si è così ribaltato più volte nel corso dei decenni, senza che esista una gerarchia naturale tra loro.

Da qui discendono due conseguenze pratiche. La prima è che i divari di valutazione estremi tendono a chiudersi nel tempo, perché è lo stesso scarto di prezzo a generare lo spostamento di domanda che lo riduce. La seconda è che l'aggiustamento è lento, perché riformulare un catalizzatore significa riprogettare e riomologare. La sostituzione è un'àncora di lungo periodo, non una regola operativa di breve, e nulla garantisce che il riavvicinamento avvenga entro un orizzonte utile a chi ha comprato.

Idrogeno ed elettrolisi: la carta strutturale del platino

C'è una storia di domanda che riguarda soltanto il platino. Negli elettrolizzatori a membrana protonica, che scindono l'acqua per produrre idrogeno, e nelle celle a combustibile che lo riconvertono in elettricità per camion, autobus e generazione stazionaria, il platino svolge la funzione di catalizzatore. Su larga scala, questo aggiungerebbe un blocco di domanda del tutto estraneo ai motori a combustione, e quindi indipendente dal rischio che pesa sul resto del mercato.

Va però collocata al posto giusto: sono scenari e attese, non fatti consolidati. Il ritmo dipende dal fatto che l'economia dell'idrogeno decolli davvero, e dipende anche dal senso opposto, cioè dalla riduzione del carico di platino per cella su cui l'industria lavora proprio perché il metallo è costoso. I report del World Platinum Investment Council e di Johnson Matthey permettono di seguire la traiettoria con dati verificabili invece che con impressioni.

Il palladio non partecipa a questa tendenza. Al contrario: il passaggio a motorizzazioni senza scarico aggrava il suo problema di domanda anziché compensarlo.

Offerta concentrata in pochissimi paesi

Il lato dell'offerta è geograficamente concentrato in una misura che ha pochi paralleli tra le materie prime. Per il platino circa il 70 % della produzione mineraria esce dal Sudafrica, in massima parte dal complesso del Bushveld. Per il palladio la testa se la dividono Russia e Sudafrica, con quote dell'ordine del 40 % ciascuna; Zimbabwe, Canada e Stati Uniti coprono buona parte del resto. Sono ordini di grandezza che oscillano di anno in anno, ma la struttura non cambia.

A questa concentrazione si somma una caratteristica tecnica decisiva: i PGM si estraggono quasi sempre come sottoprodotto o coprodotto di altre lavorazioni, tipicamente di nichel e rame — in Russia il palladio è in larga parte un derivato dell'estrazione di nichel nell'area di Norilsk. Per questo l'offerta reagisce con enorme inerzia. Una quotazione alta non basta ad ampliare rapidamente la produzione, perché la redditività dipende dal metallo principale o da giacimenti profondi e molto intensivi di capitale; e una quotazione bassa non chiude la miniera, perché il metallo continua a uscire finché il prodotto primario rende.

Il risultato è una vulnerabilità strutturale dell'approvvigionamento. Gli scioperi del settore minerario sudafricano, i razionamenti elettrici che hanno colpito il paese e i rischi geopolitici che circondano le spedizioni russe hanno prodotto interruzioni ripetute, e ognuna si scarica sul prezzo con violenza, perché non esiste capacità inutilizzata in grado di coprire il vuoto in pochi mesi. Per chi investe, una parte non trascurabile del rischio non è economica ma politica, e non si diversifica comprando più metallo.

Il riciclo delle marmitte catalitiche

La seconda fonte di metallo, e non è una fonte minore, è il riciclo. I catalizzatori dei veicoli che arrivano a fine vita contengono platino, palladio e rodio in concentrazioni molto superiori a quelle di qualsiasi minerale estratto, e recuperarli è un'attività industriale consolidata, in mano a raffinerie specializzate. In un anno ordinario il metallo secondario copre una quota a due cifre percentuali dell'offerta complessiva, e in alcune fasi di mercato arriva a pesare quanto una grande area mineraria.

Questa offerta riciclata reagisce al prezzo molto più in fretta della miniera. Quando la quotazione sale, i rottami accumulati escono sul mercato nel giro di settimane, perché la logistica della rottamazione è corta e i margini dei raccoglitori sono immediatamente visibili. Funziona quindi come ammortizzatore parziale dei rialzi, e viceversa un prezzo depresso trattiene materiale nei magazzini.

Il suo volume dipende però da variabili estranee alla finanza: quanti veicoli vengono effettivamente radiati, cioè decisioni di acquisto prese quindici o vent'anni prima. In Italia questo canale è anche il motivo per cui il furto di marmitte catalitiche è diventato un fenomeno diffuso.

Mercati sottili: spread ampi e liquidità ridotta

In valore complessivo, i mercati di platino e palladio sono una frazione di quello dell'oro, e questa piccolezza ha conseguenze molto concrete per chi compra fisico. Lo spread tra prezzo di acquisto e prezzo di rivendita è più largo che su oro e argento, l'aggio sopra il valore del metallo tende a essere più alto e le controparti disposte a ricomprare quantità rilevanti sono poche.

La sottigliezza si vede anche nella formazione del prezzo: un flusso di ordini moderato basta a spostare la quotazione di alcuni punti percentuali, e i movimenti bruschi sono la norma. Chi confronta offerte dovrebbe perciò ridurre tutto alla stessa base: il calcolatore del valore di fusione restituisce il valore puro del metallo contenuto, mentre il calcolatore del prezzo di acquisto mostra quanto si paga sopra quel riferimento.

Il capitolo più sottovalutato è però la rivendita. Sul mercato privato italiano platino e palladio sono merce insolita: molti operatori che trattano oro e argento senza problemi diventano cauti davanti a un lingotto di platino, offrono uno sconto più ampio o rinviano al proprio raffinatore. È la conseguenza di un mercato secondario piccolo, in cui chi ricompra non ha la certezza di ricollocare in tempi brevi. Va messo in conto prima di comprare, non dopo.

Volatilità e rischio della mobilità elettrica

Platino e palladio mostrano una volatilità nettamente superiore a quella dell'oro, e il palladio è considerato uno dei metalli preziosi più instabili in assoluto. Agiscono insieme tre cause: la dimensione ridotta del mercato, che amplifica qualunque flusso; la dipendenza dal ciclo industriale e dalla produzione di automobili; e un'offerta rigida che proviene da pochissimi paesi. Come rifugio nei momenti di tensione finanziaria nessuno dei due funziona bene, perché tendono a scendere insieme all'economia invece che a salire contro di essa.

A questo si aggiunge un rischio strutturale specifico. I veicoli elettrici a batteria non montano un motore a combustione e quindi non hanno catalizzatore di scarico. Più rapidamente sostituiscono benzina e diesel, più si erode la principale fonte di domanda: in modo acuto per il palladio, che è quasi soltanto un metallo dell'automobile, e in misura minore per il platino, che ha nell'idrogeno una controtendenza possibile. Le ibride, che restano dotate di motore termico e di catalizzatore, allungano i tempi della transizione senza cambiarne la direzione.

È un rischio ampiamente documentato nei report di settore e va trattato per quello che è: un fattore strutturale, non una previsione sulla quotazione.

Lingotti e monete: che cosa si trova sul mercato

In forma fisica, platino e palladio esistono come lingotti nei tagli abituali — dal grammo al chilo — e come monete da investimento. Diverse zecche pubbliche coniano versioni in platino o in palladio di emissioni note: la Royal Canadian Mint, la United States Mint, la Zecca d'Austria, la Royal Mint britannica e la Perth Mint australiana hanno tutte prodotto, in periodi diversi, monete di platino o monete di palladio. La produzione è però discontinua e le tirature sono ordini di grandezza sotto quelle dell'oro.

Sulla scelta del taglio vale la logica generale dei metalli preziosi, qui accentuata. I pezzi piccoli hanno un aggio percentuale molto più alto, perché i costi fissi di coniazione, confezionamento e certificazione si spalmano su poco metallo; i pezzi grandi hanno un aggio più basso ma sono meno divisibili e trovano meno compratori.

Accanto al fisico esistono gli ETC a replica fisica su platino e palladio. Risparmiano la custodia e non scontano l'IVA che grava sull'acquisto di metallo fisico, ma dal punto di vista giuridico sono titoli di debito e comportano un rischio di emittente: non è la stessa cosa di avere il metallo in mano, e la differenza conta proprio negli scenari a cui si pensa quando si comprano metalli preziosi. Anche il loro trattamento fiscale segue regole proprie, da verificare con un professionista.

Il nodo italiano: IVA al 22 per cento

Questa è la differenza pratica più importante rispetto all'oro, e in Italia è anche la barriera d'ingresso più alta. L'esenzione IVA prevista dall'art. 10, primo comma, n. 11 del DPR 633/1972 si applica esclusivamente all'oro da investimento, individuato per titolo minimo e per forma del lingotto o della moneta. Non è una scelta nazionale estensibile in via interpretativa: il regime speciale nasce dalla direttiva europea sull'IVA, che riserva l'esenzione al solo oro da investimento. Platino e palladio non vi rientrano e scontano l'aliquota ordinaria del 22 % sull'intero prezzo, esattamente come l'argento.

Metallo IVA sull'acquisto in Italia Vendita da parte di un privato
Oro da investimento 0 % — esente, art. 10 c. 1 n. 11 DPR 633/1972 imposta sostitutiva 26 %
Argento 22 % imposta sostitutiva 26 %
Platino 22 % imposta sostitutiva 26 %
Palladio 22 % imposta sostitutiva 26 %

Quel 22 % si paga una volta sola, al momento dell'acquisto, ma struttura l'intera operazione: la quotazione deve prima recuperarlo interamente, e solo dopo una rivendita raggiunge il pareggio. Sommato a uno spread già più largo che sull'oro, l'asticella si alza parecchio. Su un lingotto nuovo non ci sono alternative.

Un'attenuazione può arrivare dal regime del margine previsto dall'art. 36 del DL 41/1995 per i beni usati acquistati da privati: l'imposta colpisce soltanto il margine del rivenditore e non viene esposta separatamente in fattura, cosicché il prezzo finale risulta più basso di un acquisto a IVA piena. È però un regime del venditore, non un diritto dell'acquirente, e dipende dalla provenienza del pezzo. Un privato che rivende non applica IVA, perché non agisce come soggetto passivo d'imposta.

Sul pagamento vale infine la regola generale, indipendente dal metallo: il trasferimento di contanti tra soggetti diversi è vietato per importi pari o superiori a 5.000 euro (art. 49 del D.Lgs. 231/2007), e frazionare artificiosamente una stessa operazione non aggira il divieto. L'operatore è inoltre tenuto all'adeguata verifica della clientela sulle operazioni occasionali a partire da 15.000 euro (art. 17 del medesimo decreto): un obbligo che ricade su di lui, non sull'acquirente.

La vendita: imposta sostitutiva del 26 per cento

Al momento della vendita, la differenza tra corrispettivo incassato e costo di acquisto è una plusvalenza che rientra tra i redditi diversi disciplinati dall'art. 67, comma 1, lettera c-ter del TUIR, norma che riguarda i metalli preziosi allo stato grezzo o monetato — cioè lingotti e monete, non oggetti lavorati. Si applica un'imposta sostitutiva del 26 %, con dichiarazione nel quadro RT del modello Redditi.

Per anni si è discusso se il palladio fosse compreso, perché la circolare 165/E del 1998 nominava a titolo esemplificativo soltanto oro, argento e platino. La questione è chiusa: con la Risposta n. 1 del 3 febbraio 2025 l'Agenzia delle Entrate ha affermato che quell'elenco non è tassativo e che il palladio rientra a pieno titolo nella lettera c-ter.

Due caratteristiche del sistema italiano vanno sottolineate, perché sorprendono chi conosce altre giurisdizioni. La prima è che non esiste alcun periodo di detenzione che renda la vendita esente, e non esiste alcuna franchigia: vendere dopo tre mesi o dopo vent'anni produce lo stesso identico prelievo, su qualunque importo. La seconda riguarda i documenti. Ai sensi dell'art. 68, comma 7, lettera d del TUIR, in mancanza di documentazione del costo di acquisto la plusvalenza si considera pari all'intero corrispettivo incassato. Fino al 2023 la norma ammetteva una quantificazione forfettaria ridotta; l'art. 1, comma 92 della Legge 213/2023 l'ha eliminata, e dal 1° gennaio 2024 chi vende senza prova d'acquisto paga il 26 % su tutto quello che incassa, anche in perdita.

Conservare fatture e ricevute non è quindi una questione di ordine, è la base su cui si calcola l'imposta. Le minusvalenze possono essere compensate secondo le regole ordinarie dei redditi diversi di natura finanziaria. Il calcolatore delle imposte consente di stimare il risultato con le regole del paese selezionato.

Questa guida non costituisce consulenza fiscale né legale. Per un caso concreto rivolgetevi a un commercialista o consultate direttamente l'informativa pubblicata dall'Agenzia delle Entrate.

La dichiarazione UIF riguarda soltanto oro

Chi si informa sull'acquisto di metalli preziosi in Italia incontra prima o poi la dichiarazione delle operazioni in oro da trasmettere alla UIF, l'Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d'Italia. È un adempimento peculiare del nostro ordinamento, che nasce dalla Legge 7/2000 e che oggi scatta al superamento della soglia dei 10.000 euro.

Per questa guida il punto rilevante è un altro: quell'obbligo riguarda esclusivamente l'oro. Il testo della Legge 7/2000 parla di operazioni in oro da investimento e in oro industriale, e non contiene alcun riferimento al platino, al palladio o all'argento. Comprare, vendere o trasferire platino e palladio non fa quindi sorgere alcuna dichiarazione UIF, indipendentemente dall'importo. Chi legge il contrario sta estendendo per analogia una norma che non lo consente.

Vanno tenute distinte anche le altre soglie che circolano confusamente: i 5.000 euro sono il limite generale al trasferimento di contanti, i 15.000 euro la soglia di adeguata verifica sulle operazioni occasionali a carico dell'operatore, i 10.000 euro la dichiarazione dell'oro. Non esiste in Italia un obbligo generalizzato di identificazione a 10.000 euro per l'acquisto di metalli preziosi.

Un adempimento che invece si applica anche a platino e palladio è il monitoraggio fiscale: i metalli preziosi allo stato grezzo o monetato detenuti all'estero senza l'intervento di un intermediario residente vanno indicati nel quadro RW del modello Redditi, sulla base dell'art. 4 del D.L. 167/1990 come precisato dalla circolare 38/E del 2013. Il metallo fisico non è un prodotto finanziario e non sconta l'IVAFE, ma l'obbligo dichiarativo esiste ed è quello che più spesso viene dimenticato da chi usa una cassetta di sicurezza oltre confine.

Rapporti platino-oro e palladio-platino

Per collocare una quotazione si usano due quozienti. Il rapporto platino-oro divide il prezzo del platino per quello dell'oro. Per lunghi tratti della storia il platino ha quotato sopra l'oro, essendo più raro e più difficile da lavorare; per molti anni recenti ha quotato sotto. Una lettura bassa segnala che il platino è a buon mercato in termini relativi, ma resta una misura di valutazione e nulla di più: questi rapporti possono restare a un estremo per anni senza correggere.

Il rapporto palladio-platino confronta i due metalli fratelli ed è più informativo, perché dietro c'è un meccanismo economico reale. Quando il palladio quota molto sopra il platino, l'incentivo a sostituirlo nei catalizzatori a benzina diventa commercialmente difficile da ignorare, e quella sostituzione finisce per comprimere il rapporto. Funziona come indicatore approssimativo della pressione di sostituzione accumulata, con i tempi lunghi visti sopra.

L'equivalente monetario è il rapporto oro-argento, che segue una logica simile ma senza quella retroazione industriale: nessuno riformula un lingotto perché l'argento è caro. Sono strumenti di contesto, non segnali operativi.

Autenticità, custodia e rivendita

Verificare una moneta da investimento funziona come per oro e argento: le emissioni standard hanno specifiche pubblicate, quindi se diametro, spessore e peso corrispondono ai valori nominali e la densità che ne risulta è quella giusta, la grande maggioranza delle contraffazioni cade. Qui il calcolo aiuta più che altrove, perché i due metalli stanno agli estremi opposti della scala: il platino, con circa 21,4 grammi per centimetro cubo, è più denso dell'oro; il palladio, intorno a 12,0, è molto più leggero, tanto che un'oncia di palladio appare vistosamente più grande di un'oncia d'oro. Il verificatore di autenticità e la tabella dei pesi delle monete contengono i valori teorici.

Poiché queste monete circolano in quantità molto minori, gli esemplari di confronto scarseggiano e i test empirici basati sull'esperienza sono meno affidabili che sull'oro. La documentazione pesa di più: una card d'assaggio integra, un blister non manomesso e una fattura proveniente da un canale tracciabile facilitano la rivendita, perché su un mercato secondario stretto la provenienza vale denaro.

La custodia non pone problemi particolari. Entrambi i metalli sono densi, quindi il volume che rende scomodo l'argento qui non si presenta, e valgono le opzioni consuete: cassaforte propria, cassetta di sicurezza bancaria o deposito professionale. Se la scelta cade su un deposito estero, torna l'obbligo del quadro RW. Quello che va pianificato davvero è l'uscita: meno compratori, spread più larghi e ricompre talvolta riluttanti rendono la vendita più lenta e più costosa che con l'oro.

Per chi ha senso e per chi no

Platino e palladio occupano una posizione scomoda tra due categorie. Hanno le caratteristiche fisiche dei metalli preziosi, ma il loro prezzo lo fanno la domanda industriale, la politica sulle emissioni e lo stato di salute di un pugno di miniere. Trattarli come versioni più piccole dell'oro genera aspettative sbagliate.

Chi cerca liquidità immediata, spread stretti, un mercato secondario profondo e un comportamento anticiclico nei momenti di stress finanziario trova tutto questo nell'oro e non lo trova qui. Chi non è disposto ad accettare un 22 % di IVA versato il primo giorno, che nessun rendimento restituisce, dovrebbe fermarsi prima di comprare. E chi immagina di rivendere rapidamente al prezzo di listino sottovaluta quanto sia stretto il mercato privato italiano per questi due metalli.

Un'esposizione può avere senso come componente accessoria di un portafoglio già costruito, per chi comprende che sta comprando un ciclo industriale e non un bene rifugio, e per chi ha un orizzonte abbastanza lungo da attraversare le fasi in cui il prezzo si muove contro. Non è una posizione base: è una scommessa settoriale in forma metallica, con un rischio politico concentrato che nemmeno la diversificazione tra i due metalli elimina, dato che la sostituzione lega comunque le loro quotazioni.

Questa guida ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale, né una raccomandazione di acquisto o di vendita: non contiene previsioni di prezzo e non esprime preferenze tra platino e palladio. Per un confronto con i due mercati grandi restano la pagina del prezzo dell'oro e quella del prezzo dell'argento; per le decisioni fiscali il riferimento è un commercialista o direttamente l'Agenzia delle Entrate.

Domande frequenti

Platino e palladio sono esenti da IVA come l'oro da investimento?

No, e non esiste alcuna disposizione che li assimili all'oro. L'esenzione dell'art. 10, primo comma, n. 11 del DPR 633/1972 — che recepisce il regime speciale della direttiva europea sull'IVA — riguarda esclusivamente l'oro da investimento, definito per titolo minimo e per forma del lingotto o della moneta. Platino e palladio restano fuori e scontano l'aliquota ordinaria del 22 % sull'intero prezzo di acquisto, esattamente come l'argento. È un costo che si paga una volta sola, al momento dell'acquisto, ma che la quotazione deve interamente recuperare prima che una rivendita raggiunga anche solo il pareggio.

Come si tassa la vendita di platino o palladio in Italia?

La plusvalenza rientra tra i redditi diversi dell'art. 67, comma 1, lettera c-ter del TUIR, che riguarda i metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, quindi lingotti e monete. Si applica un'imposta sostitutiva del 26 %, da indicare nel quadro RT del modello Redditi. Non esiste alcun periodo di detenzione che esenti la vendita e non esiste alcuna franchigia: vendere dopo tre mesi o dopo vent'anni è identico. Il punto critico è la documentazione: senza prova del costo di acquisto la base imponibile diventa l'intero corrispettivo incassato, non il guadagno.

Anche il palladio rientra nell'imposta sostitutiva del 26 %?

Sì. Per anni la questione è rimasta ambigua, perché la circolare 165/E del 1998 citava a titolo di esempio soltanto oro, argento e platino, e qualcuno ne deduceva che il palladio fosse escluso. Con la Risposta n. 1 del 3 febbraio 2025 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che quell'elenco non è tassativo e che anche il palladio, in forma di lingotto o di moneta, rientra nell'art. 67, comma 1, lettera c-ter del TUIR. Il trattamento è quindi lo stesso degli altri metalli preziosi allo stato grezzo o monetato.

Platino e palladio vanno dichiarati alla UIF sopra i 10.000 euro?

No. L'obbligo di dichiarazione delle operazioni in oro nasce dalla Legge 7/2000 e il suo ambito è limitato all'oro: né il platino né il palladio vi rientrano, qualunque sia l'importo. Restano invece applicabili le regole generali, che non guardano al tipo di metallo: il divieto di trasferire contanti per importi pari o superiori a 5.000 euro e l'adeguata verifica della clientela che l'operatore deve svolgere sulle operazioni occasionali a partire da 15.000 euro. Sono obblighi distinti, con soglie distinte, che non vanno sovrapposti.

Perché il palladio è così volatile?

Perché quasi tutta la sua domanda dipende da una sola applicazione, il catalizzatore dei motori a benzina, mentre l'offerta arriva da un numero ristretto di miniere e non riesce a reagire in fretta al prezzo. A questo si aggiunge la dimensione: in valore il mercato del palladio è una frazione minuscola di quello dell'oro. Quando la domanda e l'offerta sono entrambe rigide e il mercato è piccolo, basta uno scostamento modesto da un lato per spostare molto la quotazione. È la ragione per cui il palladio figura stabilmente tra i metalli preziosi più volatili quotati.

Si trovano monete e lingotti di platino e palladio?

Sì, ma la scelta è nettamente più stretta che per oro e argento. Esistono lingotti nei tagli abituali, dal grammo al chilo, e alcune zecche pubbliche coniano versioni in platino o in palladio di monete da investimento note. L'aggio sopra il valore del metallo e lo spread tra denaro e lettera sono di norma più ampi, e il mercato secondario è sottile: rivendere richiede più tempo e costa di più che con l'oro. Chi compra dovrebbe considerare la rivendita fin dal primo giorno, non trattarla come un problema futuro.

L'auto elettrica mette a rischio la domanda di questi metalli?

I veicoli elettrici a batteria non hanno motore a combustione e quindi non montano alcun catalizzatore di scarico, che è la principale fonte di domanda per entrambi i metalli. Più rapidamente sostituiscono benzina e diesel, più il rischio strutturale di domanda diventa concreto. Colpisce soprattutto il palladio, che è quasi esclusivamente un metallo dell'automobile; il platino è più diversificato e ha nell'idrogeno un possibile contrappeso. Si tratta di un rischio documentato dai report di settore, non di una previsione sul prezzo, e i tempi restano incerti.

Devo dichiarare platino e palladio custoditi all'estero?

Se siete fiscalmente residenti in Italia e detenete metalli preziosi allo stato grezzo o monetato fuori dal territorio nazionale senza l'intervento di un intermediario residente — il caso tipico è la cassetta di sicurezza o il deposito estero — la detenzione va indicata nel quadro RW del modello Redditi ai fini del monitoraggio fiscale, sulla base dell'art. 4 del D.L. 167/1990 come chiarito dalla circolare 38/E del 2013. Il metallo fisico non è un prodotto finanziario e non sconta l'IVAFE, ma l'obbligo dichiarativo resta. Verificate il caso concreto con un commercialista.

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Scritto e aggiornato da Markus Markert. Contenuto editoriale: non costituisce consulenza in materia di investimenti, raccomandazione d'acquisto né previsione di prezzo. I dati sono confrontati con fonti ufficiali e aggiornati periodicamente.

Torna alle guide Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2026

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