Capire il prezzo dell'argento
Chi guarda per la prima volta un grafico dell'argento accanto a uno dell'oro nota subito la differenza: la curva dell'oro sale e scende con una certa compostezza, quella dell'argento sembra la stessa curva passata attraverso un amplificatore. Non è un'illusione ottica ed è il punto di partenza di questa guida.
La ragione sta in un fatto solo, con molte conseguenze: l'argento è contemporaneamente metallo prezioso e materia prima industriale. Circa metà del consumo annuo mondiale finisce dentro una fabbrica invece che in un caveau, la maggior parte della produzione mineraria arriva come sottoprodotto di miniere di piombo, zinco, rame e oro, nessuna banca centrale ne detiene riserve significative — e in Italia l'argento sconta il 22 per cento di IVA là dove l'oro da investimento ne è esente.
Nelle pagine che seguono ricostruiamo il meccanismo passo per passo: che cos'è il prezzo spot, come nasce l'asta giornaliera del LBMA, che ruolo hanno Londra e il COMEX, da dove esce davvero il metallo, chi lo compra, perché oscilla più dell'oro, come si legge il rapporto oro-argento e perché la cifra sullo scontrino di un privato italiano resta sempre parecchio sopra la quotazione. Senza previsioni e senza obiettivi di prezzo: soltanto come si forma il numero.
Di Markus Markert · Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2026
Contenuti
- Due mercati nello stesso metallo
- Che cosa indica la quotazione spot
- Come nasce il LBMA Silver Price
- Londra OTC e COMEX
- Bid, ask e spread
- Da dollari per oncia a euro per grammo
- Offerta: quasi sempre un sottoprodotto
- Riciclo, scorte e deficit
- Domanda industriale
- Investimento, ETF e posizionamento
- Nessuna banca centrale
- Volatilità
- I fattori che muovono il prezzo
- Il rapporto oro-argento
- Stagionalità e cicli industriali
- Il rischio di cambio
- IVA al 22 per cento
- Confrontare le offerte
Non vendiamo oro e non segnaliamo venditori: solo conoscenze verificate da fonti ufficiali, collegate alle quotazioni in tempo reale. Nessuna raccomandazione d'acquisto, nessuna previsione.
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La quotazione aggiornata dell'argento si trova sulla pagina del prezzo dell'argento. Qui interessa che cosa c'è dietro quel numero: quali mercati lo producono, quali forze lo spingono e perché la cifra che un privato paga in Italia non coincide mai con quella.
Argento: due mercati nello stesso metallo
L'argento soddisfa tutti i requisiti del metallo prezioso — raro, resistente alla corrosione, usato come denaro per millenni, raffinabile a un titolo standardizzato e vendibile in qualunque parte del mondo. Ma è anche, e sempre di più, una materia prima da fabbrica. Circa metà del consumo annuo mondiale, secondo i conteggi del Silver Institute anche qualcosa di più, finisce in applicazioni industriali invece che in un caveau. Nell'oro la quota industriale si aggira intorno a un decimo.
Il motivo è fisico, non finanziario. Nessun altro elemento conduce elettricità e calore meglio dell'argento. Dove un contatto deve commutare milioni di volte senza degradarsi, dove una pasta serigrafata deve raccogliere gli elettroni da una cella solare, dove una lega per brasatura deve tenere una giunzione a bassa resistenza, l'argento non è un lusso: è il modo più economico di rispettare la specifica. Lo si sostituisce quando il prezzo costringe, ma lentamente.
Da questa doppia natura discende quasi tutto il resto. L'oro è prezzato quasi esclusivamente da quello che investitori e banche centrali pensano della moneta, dei tassi e del rischio. L'argento è prezzato dalle stesse cose e in più da quanti pannelli, server e automobili il mondo sta costruendo in questo trimestre. Quando le due spinte vanno nella stessa direzione, il metallo percorre molta strada; quando si oppongono — un timore di recessione che spaventa l'industria ma alimenta la domanda di rifugio — può restare fermo mentre l'oro sale. Sovrapporre la sua curva a quella del rame rende la cosa evidente: l'argento sta quasi sempre a metà strada fra i due.
Che cosa indica davvero la quotazione spot
Il numero che compare ovunque è il prezzo spot: il prezzo per consegna immediata di un'oncia troy — 31,1035 grammi — di argento fino, espresso in dollari statunitensi. In gergo «immediata» significa regolamento due giorni lavorativi dopo, contro metallo di titolo minimo 999 millesimi custodito in un caveau londinese accreditato.
Tre conseguenze pratiche vanno fissate subito. È un prezzo all'ingrosso, riferito a lotti grandi e standardizzati: nessun privato compra una singola oncia a quella cifra. È un prezzo in dollari, quindi ogni valore in euro è il risultato di una conversione. E riguarda metallo non allocato depositato a Londra, non la moneta che un risparmiatore tiene in mano: fra le due cose ci sono raffinazione, coniazione, logistica, margine e imposta.
Il prezzo spot non è nemmeno un dato ufficiale: è il consenso continuamente aggiornato di operatori attivi su due piazze collegate, ed è per questo che due fornitori possono mostrare, nello stesso istante, cifre che differiscono di qualche centesimo. Per passare dalla quotazione al valore di un pezzo concreto c'è il calcolatore dell'argento.
Come nasce il LBMA Silver Price
Accanto allo spot, che si muove senza sosta, esiste un valore di riferimento fisso. Il LBMA Silver Price nasce una volta al giorno, nei giorni lavorativi, alle 12:00 ora di Londra, da un'asta elettronica amministrata da un soggetto terzo e indipendente rispetto ai partecipanti. Il meccanismo è trasparente: un prezzo di partenza viene sottoposto ai partecipanti diretti in round di trenta secondi; se gli ordini di acquisto e di vendita non si compensano entro una tolleranza stretta, il prezzo viene corretto e si apre un nuovo round, finché lo squilibrio rientra. Il valore che chiude l'asta è il riferimento di quella giornata, in dollari per oncia.
La differenza rispetto allo spot conta più di quanto sembri ed è spiegata nella voce fixing e spot del glossario. Il riferimento d'asta è un'istantanea congelata, pensata per liquidare contratti, valorizzare magazzini e prezzare forniture industriali: attività che hanno bisogno di un numero unico e incontestabile per seduta. Un contratto annuale con un produttore di contatti elettrici si aggancia al riferimento, mai al tick del secondo.
Le due grandezze si muovono insieme perché le negoziano gli stessi operatori, ma non sono la stessa cosa: quando due fonti indicano prezzi leggermente diversi per la stessa giornata, spesso è semplicemente perché una cita il valore d'asta e l'altra la chiusura del mercato continuo. L'archivio dei prezzi storici permette di confrontare le serie complete invece di fidarsi di una singola istantanea.
Londra OTC e COMEX: dove si forma il prezzo
Il mercato dell'argento vive in due luoghi. Il primo è Londra, dove banche, raffinerie e case di negoziazione trattano bilateralmente, over the counter, senza borsa né book centralizzato: è il mercato del metallo vero, quello in cui si trasferisce la proprietà di barre depositate in caveau. Il secondo è il COMEX di New York, la divisione metalli del CME Group, dove si negoziano contratti a termine standardizzati da 5.000 once ciascuno.
Il contratto più vicino alla scadenza e più liquido — il front month — è quello che detta il ritmo di breve periodo alla quotazione mondiale. Le due piazze restano incollate grazie all'arbitraggio e a un meccanismo specifico, l'Exchange for Physical, che consente di trasformare una posizione a termine in metallo reale e viceversa: qualunque scarto che copra costi di finanziamento e trasporto viene chiuso in pochi secondi.
Sui mercati a termine si scambia ogni anno un multiplo consistente dell'argento effettivamente estratto. Non è un'anomalia: succede in tutte le materie prime con copertura industriale, dove minatore, raffinatore, fabbricante e speculatore si passano il rischio a vicenda. Ma una conseguenza c'è: un riposizionamento dei grandi fondi sposta la quotazione più in fretta di qualunque variazione reale nella scarsità del metallo. Nel breve periodo il prezzo dell'argento è un prezzo finanziario; nel lungo torna a fare i conti con miniere e fabbriche.
Bid, ask e spread: il prezzo non è mai un numero solo
Anche all'ingrosso il prezzo non è mai una cifra sola. Esistono sempre un prezzo denaro, al quale un operatore è disposto a comprare, e un prezzo lettera, al quale è disposto a vendere. La differenza fra i due è lo spread e rappresenta il compenso di chi tiene liquido il mercato.
Sul mercato londinese all'ingrosso questo scarto è minuscolo, frazioni di punto percentuale, perché i volumi sono enormi e le controparti poche e specializzate. Al dettaglio la logica non cambia ma le proporzioni sì: fra il prezzo al quale un negozio vende una moneta d'argento e quello al quale la ricompra il giorno dopo può esserci una distanza di parecchi punti percentuali. Non è un sovrapprezzo arbitrario, perché dentro ci sono conio, imballo, trasporto assicurato, capitale immobilizzato, verifica dell'autenticità al riacquisto e margine — e, nell'argento, l'imposta indiretta, che al riacquisto da un privato non torna indietro.
Chi ragiona in termini di rendimento deve quindi fare i conti con lo spread e non con lo spot: un'operazione di andata e ritorno parte in perdita e il metallo deve recuperare quella distanza prima di andare in pari. Nell'argento è strutturalmente più ampia che nell'oro.
Da dollari per oncia a euro per grammo
La conversione è aritmetica pura, ma l'ordine delle operazioni confonde spesso. Dal prezzo in dollari per oncia troy si passa agli euro per grammo dividendo prima per il cambio EUR/USD e poi per 31,1035:
euro per grammo = (dollari per oncia ÷ cambio EUR/USD) ÷ 31,1035
Un esempio con cifre puramente illustrative: 32 dollari l'oncia con un cambio di 1,08 dollari per euro fanno circa 29,63 euro l'oncia e quindi circa 0,95 euro al grammo di argento fino. Lo stesso conto, fatto con un cambio di 1,18, restituirebbe circa 0,87 euro al grammo, a parità assoluta di quotazione in dollari.
Due avvertenze evitano gli errori più comuni. La prima riguarda il peso: il conto va sempre fatto sul peso fino e non su quello lordo, perché una moneta a 925 o a 958 millesimi contiene meno argento del suo peso complessivo. La seconda riguarda la fonte del cambio: due siti possono indicare valori diversi nello stesso istante perché uno usa il cambio di riferimento della BCE e l'altro quello interbancario in tempo reale. La pagina dei tassi di cambio mostra le quotazioni effettivamente utilizzate, mentre il convertitore di unità passa fra once, grammi, chili e valute senza errori di arrotondamento.
Offerta: quasi sempre un sottoprodotto
Qui sta la peculiarità strutturale che più di ogni altra spiega il comportamento del prezzo. La maggior parte dell'argento estratto non esce da miniere d'argento. Fra il 70 e l'80 per cento della produzione mineraria arriva come sottoprodotto di giacimenti il cui metallo principale è piombo, zinco, rame oppure oro; solo una minoranza proviene da miniere primarie in cui l'argento è la ragione stessa dell'impianto.
La conseguenza è che l'offerta reagisce pochissimo al prezzo. Se l'argento raddoppia, nessuna miniera di zinco amplia la produzione soltanto per incassare di più sul sottoprodotto: a decidere se quell'impianto lavora e a che ritmo è l'economia dello zinco. E aprire una miniera primaria nuova richiede anni, spesso più di un decennio dalla scoperta del giacimento. Un prezzo alto e persistente finisce per stimolare l'offerta, ma con un ritardo che si misura in cicli economici interi, non in trimestri.
C'è anche l'effetto opposto, meno intuitivo. Una recessione che deprime il prezzo del rame e dello zinco riduce la produzione di quelle miniere e quindi, automaticamente, l'argento che ne esce, qualunque sia in quel momento la quotazione dell'argento. L'offerta è insomma agganciata a decisioni prese guardando altri mercati.
Riciclo, scorte fuori terra e deficit di mercato
La seconda fonte di offerta è il riciclo: argenteria fusa, scarti di lavorazione, rifiuti elettronici, residui industriali. Reagisce più in fretta della miniera, perché fondere è veloce, ma non copre buchi grandi. Una parte rilevante dell'argento industriale finisce in strati microscopici dentro apparecchi il cui smontaggio non è economicamente sensato, e quel metallo esce di fatto dal mercato per sempre.
Da diversi anni la domanda mondiale supera l'offerta di miniera e riciclo. La parola «deficit» suona drammatica e va disinnescata: non significa che l'argento stia finendo. La differenza viene coperta dalle scorte fuori terra, cioè metallo già estratto e raffinato che si trova nei magazzini di borsa, nei caveau dei fondi e in mani private.
Quello che cambia è la sensibilità: più si riduce l'inventario liberamente disponibile, più è facile che un'ondata di domanda sposti molto il prezzo. Il contrasto con l'oro è netto, perché quasi tutto l'oro mai estratto esiste ancora in forma recuperabile e quel cuscinetto gigantesco attutisce ogni scarsità. L'argento, consumandosi davvero, quel cuscinetto non ce l'ha.
Domanda industriale: dove finisce davvero il metallo
La domanda è il punto in cui l'argento si separa definitivamente dall'oro. A grandi linee si divide in quattro blocchi, e il primo domina tutti gli altri.
| Blocco di domanda | Quota indicativa | Che cosa la muove |
|---|---|---|
| Fabbricazione industriale | circa la metà | Fotovoltaico, elettronica e data center, contatti elettrici, leghe per brasatura, elettrificazione dell'auto, usi medicali |
| Investimento fisico | attorno a un sesto | Lingotti, monete e metallo in caveau; oscilla con il clima di mercato e le attese sui tassi |
| Gioielleria | attorno a un sesto | Molto sensibile al prezzo, concentrata in India e in Asia orientale; arretra quando la quotazione sale |
| Argenteria e posateria | piccola e in calo | Declino strutturale nei mercati occidentali |
Le quote sono arrotondate e variano da un anno all'altro e da una fonte all'altra: conta l'ordine di grandezza, non il secondo decimale.
Il blocco fotovoltaico è quello più discusso. Ogni modulo contiene pasta d'argento nelle piste conduttive che raccolgono la corrente dalla cella, e la conducibilità elettrica del metallo è il motivo per cui sostituirlo è difficile. Poiché il metallo è caro, i produttori riducono deliberatamente i grammi per cella — il cosiddetto thrifting — e questo smorza una parte della crescita. Nella direzione opposta tirano l'elettronica di consumo, i data center legati all'intelligenza artificiale e l'elettrificazione dei veicoli.
Il risultato è una domanda molto più dinamica di quella dell'oro e molto più difficile da proiettare, con due particolarità decisive: gran parte dell'argento industriale viene consumata per davvero e non torna sul mercato, e chi lo acquista per produrre non compra perché il prezzo è conveniente ma perché la lavorazione lo richiede.
Domanda di investimento, ETF e posizionamento
Accanto a industria e gioielleria compra anche il risparmio: in forma fisica, con lingotti e monete, oppure indirettamente attraverso i fondi quotati. Gli ETF e ETC sull'argento replicano la quotazione dentro un conto titoli; quando le masse in gestione crescono, metallo fisico viene sottratto al mercato disponibile e questo può sostenere il prezzo, mentre in caso di deflussi l'effetto è opposto. Per questo le consistenze dei fondi vengono seguite come indicatore della domanda finanziaria. Restano però strumenti finanziari e non metallo in mano: fiscalità, rischio di controparte e trattamento in caso di insolvenza dell'emittente sono diversi da quelli di un lingotto.
Il posizionamento speculativo sui mercati a termine è l'altra metà del capitolo ed è la fonte principale degli scossoni di breve periodo, in entrambe le direzioni: le posizioni si aprono e si chiudono in giornata, mentre una miniera impiega anni a reagire.
L'episodio più citato resta il silver squeeze del febbraio 2021, quando molti piccoli investitori coordinati sui social tentarono di spingere la quotazione con acquisti massicci di metallo fisico e di quote di fondi. L'argento salì con forza per pochi giorni, i premi sulle monete schizzarono e diversi distributori esaurirono le scorte, ma l'effetto si dissolse in poche settimane. La lezione non è che la domanda al dettaglio sia irrilevante: è che vanno distinti due piani. Una campagna d'acquisto può svuotare le vetrine e far esplodere il premio sulle monete da un'oncia senza spostare quasi nulla della quotazione all'ingrosso di Londra. Il calcolatore del prezzo d'acquisto tiene separate le due cose, confrontando quanto è stato pagato con il valore del metallo contenuto.
Nessuna banca centrale compra argento
C'è un fattore che nell'oro è decisivo e nell'argento semplicemente non esiste: la domanda ufficiale. Gli acquisti delle banche centrali hanno rappresentato negli ultimi anni uno dei motori più solidi del prezzo dell'oro, perché sono acquisti poco sensibili al prezzo e con un orizzonte lunghissimo. Per l'argento non c'è nulla di equivalente.
Il motivo è storico. Nel corso dell'Ottocento e di buona parte del Novecento l'argento è stato demonetizzato: i paesi hanno abbandonato il bimetallismo, ritirato dalla circolazione le monete con contenuto d'argento e liquidato le riserve. La riserva strategica statunitense, un tempo la più grande accumulazione al mondo, si è esaurita nella seconda metà del secolo scorso.
Sul prezzo questo pesa in due modi. Manca un compratore insensibile al prezzo che nelle fasi ribassiste funga da pavimento morbido, e manca il segnale politico che si produce quando una banca centrale annuncia acquisti. L'argento resta così più esposto al ciclo industriale e all'umore degli investitori, ed è una delle ragioni per cui funziona peggio dell'oro come bene rifugio puro, pur condividendone buona parte dei motori monetari.
Volatilità: perché i movimenti sono più ampi
Su cicli completi la volatilità dell'argento supera nettamente quella dell'oro: sale con più forza nelle fasi rialziste e scende con più durezza in quelle ribassiste. Quattro cause si rinforzano a vicenda.
Dimensione del mercato. In valore, il mercato dell'argento è una frazione piccola di quello dell'oro. Una somma di denaro che nell'oro passa inosservata sposta la quotazione dell'argento in modo percepibile: meno profondità significa movimenti più ampi a parità di flusso.
La metà industriale. Circa metà della domanda dipende dal ciclo economico. In espansione l'argento riceve due spinte contemporanee, industriale e finanziaria; in recessione il blocco industriale crolla proprio quando la domanda di rifugio dovrebbe sostenerlo, e il saldo può restare negativo anche mentre l'oro sale.
Leva e mercati a termine. I volumi sulla carta sono un multiplo dei flussi fisici: i cambi di posizionamento e i prodotti a leva generano movimenti rapidi e ampi, con liquidazioni a catena quando saltano i livelli tecnici.
Offerta rigida. Poiché la produzione non può reagire nel breve, uno squilibrio non si risolve producendo più metallo ma spostando il prezzo finché qualcuno smette di comprare o decide di vendere inventario. La pressione si scarica sulla quotazione, non sulla quantità.
In pratica l'argento offre percorsi più lunghi e ritracciamenti più profondi dell'oro: è questo il senso della descrizione più diffusa, cioè che ne amplifica i movimenti in entrambe le direzioni. L'indice paura e avidità riassume il clima del momento; non prevede nulla, ma aiuta a collocare un movimento brusco nel suo contesto.
I fattori che muovono la quotazione
Il prezzo è il risultato di un fascio di forze: alcune sono i motori monetari che l'argento condivide con l'oro, altre quelli industriali che condivide con il rame.
| Fattore | Effetto abituale sul prezzo dell'argento |
|---|---|
| Ciclo manifatturiero globale | Più produzione industriale, installazioni solari e data center alzano la domanda di fabbricazione — favorevole |
| Tasso di interesse reale | Tassi reali bassi riducono il costo opportunità di un metallo che non paga cedola — favorevole |
| Dollaro statunitense | Un dollaro debole rende l'argento meno caro in tutte le altre valute — favorevole |
| Flussi di investimento | ETF e posizionamento a termine: la principale fonte di oscillazioni di breve, in entrambe le direzioni |
| Prezzo dell'oro | L'argento ne segue di norma la direzione amplificandone l'ampiezza |
| Struttura dell'offerta | Il sottoprodotto non risponde in fretta alla domanda — favorevole in modo strutturale e lento |
| Costi di energia e di estrazione | Alzano il pavimento dei produttori primari; le miniere di sottoprodotto ne risentono meno |
«Effetto abituale» significa in circostanze normali, mai come garanzia. La regola è che più fattori agiscano insieme e in direzioni opposte: un dollaro forte e un boom del fotovoltaico possono annullarsi a vicenda. Dalla tabella non si ricava nessuna previsione; serve a sapere quale leva guardare quando il prezzo si muove.
Il rapporto oro-argento e i suoi limiti
Il rapporto oro-argento è la metrica più nota per collocare l'argento nel suo contesto. Si ottiene dividendo il prezzo dell'oro per quello dell'argento e dice quante once d'argento valgono quanto un'oncia d'oro: un rapporto di 80 significa che ottanta once d'argento equivalgono a una d'oro.
Storicamente il numero ha percorso un intervallo enorme: valori a una cifra nei sistemi bimetallici antichi, una banda prevalente fra 30 e 90 nel corso del Novecento, un massimo sopra quota 100 nel panico di mercato del marzo 2020. Dove si trova oggi lo mostra in tempo reale la pagina del rapporto oro-argento.
L'interpretazione corrente è di valutazione relativa: un rapporto alto indica che l'argento è a buon mercato rispetto all'oro, uno basso il contrario. Conviene però essere rigorosi su quello che il rapporto non dice. Non è un segnale operativo e non è un indicatore di ritorno alla media con una scadenza: può restare alto per anni, e il suo livello «normale» è cambiato nel corso della storia proprio perché l'argento ha smesso di essere denaro ed è diventato un input industriale. Confrontarlo con i rapporti fissati per legge nei sistemi bimetallici ottocenteschi non ha alcun senso, perché quei numeri erano decisioni politiche e non prezzi di mercato. Alcuni investitori lo usano per ruotare fra i due metalli agli estremi invece di inseguire il prezzo assoluto: è una strategia con costi di transazione e conseguenze fiscali a ogni rotazione, non una scorciatoia.
Stagionalità e cicli industriali
Nelle serie storiche dell'argento compaiono, come in quelle dell'oro, ricorrenze stagionali: mesi mediamente più forti e mesi mediamente più deboli. Sono regolarità statistiche osservate nel passato, non leggi, e una media su trent'anni può nascondere singoli esercizi che hanno fatto esattamente il contrario.
L'argento aggiunge però uno strato tutto suo. I cicli di ordinativi industriali — campagne di installazione fotovoltaica, calendari di produzione elettronica, chiusure di esercizio in Asia — imprimono alla serie un ritmo che nell'oro non c'è. Per questo le curve stagionali dei due metalli non coincidono, e sovrapporle è più istruttivo che guardare quella dell'argento da sola. La pagina della stagionalità consente di farlo sui dati reali.
La conclusione è sobria: per chi mantiene la posizione per anni, un premio d'acquisto più basso di un punto percentuale pesa più che azzeccare il mese di ingresso. La stagionalità è contesto, non un cronometro.
Il rischio di cambio per chi investe in euro
La conversione vista sopra non è un dettaglio contabile: è una seconda fonte di rendimento e di rischio. Un rialzo dell'argento in dollari può essere neutralizzato da un euro che si rafforza nello stesso periodo; un euro debole fa salire il prezzo in euro anche se in dollari la quotazione è ferma da settimane. Chi confronta la performance dell'argento con quella di altri attivi in euro sta sempre misurando, che lo voglia o no, anche il cambio.
Il metallo fisico non offre alcuna copertura valutaria: non esiste un lingotto «in euro». Alcuni strumenti finanziari propongono classi con copertura dal cambio, ma questa ha un costo ricorrente e introduce un rischio di controparte che il metallo in cassaforte non ha. Il punto pratico è allora un altro: valutare sempre la posizione nella stessa valuta e con la stessa fonte di cambio.
IVA al 22 per cento: il prezzo che paga davvero un privato
Fino a qui abbiamo parlato di un prezzo all'ingrosso. Il prezzo che un risparmiatore italiano paga davvero è un'altra cifra, e la distanza fra le due è più ampia che in qualunque altro metallo prezioso.
Il primo strato è il premio: copre affinazione, coniazione, imballo, trasporto assicurato, distribuzione e margine del venditore. In percentuale è strutturalmente più alto che sull'oro, perché gli stessi costi fissi di conio e di logistica si spalmano su un metallo molto meno prezioso per unità di peso — spostare un controvalore equivalente in argento significa maneggiare un peso decine di volte superiore.
Il secondo strato è fiscale, ed è il punto che in Italia cambia tutto. L'oro da investimento che rispetta i requisiti di forma, peso e titolo è esente da IVA ai sensi dell'articolo 10, primo comma, n. 11) del DPR 633/1972. L'argento non gode di alcuna esenzione: come qualsiasi altro bene sconta l'aliquota ordinaria del 22 per cento, e lo stesso vale per platino e palladio. La voce di glossario IVA sull'argento entra nel dettaglio. Una parte delle monete d'argento viene commercializzata applicando il regime del margine previsto dall'articolo 36 del DL 41/1995 per i beni usati acquistati da privati: in quel caso l'imposta grava soltanto sul margine del rivenditore e non sull'intero corrispettivo, il che spiega perché certe monete risultino meno care di un lingotto comparabile pur senza esporre l'IVA in fattura.
Il prezzo spot non è quindi il prezzo di ingresso. Chi confronta la quotazione con lo scontrino senza tenere conto di questi due strati arriva sempre alla conclusione sbagliata. Quale formato scegliere, dove il premio pesa di più e come funziona in concreto il regime del margine è il tema della guida dedicata all'acquisto di argento.
Sul lato della vendita, la plusvalenza realizzata su lingotti e monete è tassata con un'imposta sostitutiva del 26 per cento, senza alcun periodo minimo di detenzione e senza franchigia: vendere dopo un mese o dopo quindici anni è fiscalmente identico. Il punto più delicato è documentale. In mancanza della documentazione del costo di acquisto è l'intero corrispettivo di vendita a costituire base imponibile, non il solo guadagno: conservare fatture e ricevute non è un consiglio di ordine, è la differenza fra pagare il 26 per cento su un guadagno e pagarlo su tutto l'incasso. La calcolatrice fiscale permette di stimare l'importo, e la guida dedicata alle tasse sui metalli preziosi tratta la materia per esteso. Questa guida non costituisce consulenza fiscale né legale: per la propria situazione concreta è necessario rivolgersi a un commercialista o all'Agenzia delle Entrate.
Come confrontare le offerte: il premio in percentuale
Da tutto questo discende un metodo di confronto che vale più di qualunque impressione. L'unica misura onesta è il premio percentuale sul valore del metallo fino, calcolato nel momento in cui si guarda l'offerta:
premio % = (prezzo finale ÷ valore del metallo fino contenuto − 1) × 100
Il valore del metallo fino si ottiene moltiplicando il peso fino in grammi per il prezzo spot al grammo; il calcolatore del valore di fusione lo fa direttamente anche per titoli diversi da 999. Confrontare prezzi assoluti fra pezzi differenti non dice nulla, perché cambia il metallo contenuto.
Tre precauzioni rendono il confronto attendibile. Primo, calcolare sempre il premio sullo stesso spot, cioè nello stesso istante: fra un'offerta vista al mattino e una vista alla sera può esserci un movimento del metallo che sposta il confronto più del margine del venditore. Secondo, includere nel prezzo finale la spedizione assicurata e gli eventuali costi di pagamento, perché su lotti piccoli incidono in modo sensibile. Terzo, guardare anche il prezzo di riacquisto dichiarato: due offerte con lo stesso premio in acquisto ma con spread di riacquisto molto diversi non sono affatto equivalenti, e nell'argento questo scarto è la voce di costo più sottovalutata.
Vale infine una regola empirica, da verificare comunque caso per caso: a parità di condizioni i formati grandi e i prodotti standard più liquidi presentano il premio percentuale più basso, mentre confezioni piccole, serie tematiche e pezzi da collezione lo hanno molto più alto — e quel sovrapprezzo, al momento della vendita, non è detto che venga riconosciuto. Il prezzo dell'argento, alla fine, si capisce meglio guardando due numeri invece di uno: la quotazione, che dice quanto vale il metallo, e il premio, che dice quanto costa possederlo.
Domande frequenti
Chi fissa il prezzo dell'argento?
Nessuno lo fissa per decreto: nasce in continuo dagli ordini di acquisto e di vendita di due piazze collegate fra loro, il mercato over the counter di Londra, dove banche e case di negoziazione trattano bilateralmente, e il mercato a termine COMEX di New York. L'arbitraggio le tiene incollate e il risultato viene quotato in dollari statunitensi per oncia troy di argento fino con consegna immediata. Una volta al giorno, nei giorni lavorativi e alle 12:00 ora di Londra, un'asta elettronica produce inoltre il LBMA Silver Price, il valore di riferimento usato per liquidare contratti e forniture industriali.
Perché l'argento oscilla molto più dell'oro?
Si sommano quattro cose. In valore il mercato dell'argento è una frazione piccola di quello dell'oro, quindi la stessa somma di denaro lo sposta molto di più. Circa metà della domanda è industriale e dipende dal ciclo economico. Sui mercati a termine si scambia un multiplo del metallo effettivamente estratto, così i cambi di posizionamento si trasferiscono subito sulla quotazione. E l'offerta, arrivando in gran parte come sottoprodotto, non può reagire nel breve periodo a un prezzo più alto. Il risultato sono rialzi più violenti e ribassi più profondi di quelli dell'oro, in entrambe le direzioni.
Quanto argento va all'industria e quanto all'investimento?
Circa la metà della domanda annua è fabbricazione industriale, secondo i conteggi recenti del Silver Institute anche qualcosa di più. Il blocco singolo più grande è il fotovoltaico, seguito da elettronica e data center, contatti elettrici, leghe per brasatura, elettrificazione dell'automobile e applicazioni medicali: l'argento ha la conducibilità elettrica e termica più alta di tutti i metalli e sostituirlo è difficile. Lingotti e monete da investimento, gioielleria e argenteria si dividono il resto, ciascuno attorno a un sesto o meno. Nell'oro la quota industriale si aggira invece intorno a un decimo del totale.
L'argento esce da miniere d'argento?
In gran parte no. Fra il 70 e l'80 per cento dell'offerta mineraria viene recuperato come sottoprodotto di giacimenti di piombo, zinco, rame e oro, dove è la redditività del metallo principale a decidere se e a che ritmo l'impianto lavora. Solo una minoranza proviene da miniere primarie d'argento. Per questo un prezzo più alto non genera rapidamente più metallo: un produttore di zinco non amplia la produzione per il solo credito da sottoprodotto, e aprire una miniera primaria nuova richiede anni. Il riciclo di rottami e residui industriali è la seconda fonte, più reattiva ma più piccola.
Che cosa dice davvero il rapporto oro-argento?
È semplicemente il prezzo dell'oro diviso per quello dell'argento e indica quante once d'argento equivalgono a un'oncia d'oro: un rapporto di 80 significa che ottanta once d'argento valgono quanto una d'oro. Storicamente è andato da valori a una cifra nei sistemi bimetallici antichi fino a oltre quota 100 nel panico di mercato del marzo 2020. Un rapporto alto segnala che l'argento è a buon mercato rispetto all'oro: è una misura di valutazione relativa, non una previsione e non un segnale operativo, e può restare alto o basso per anni interi senza tornare a nessuna media.
Un deficit di mercato significa che l'argento sta finendo?
No. Deficit significa che la domanda annua supera l'offerta annua di miniera e riciclo e che la differenza viene coperta dalle scorte fuori terra: metallo già estratto e raffinato che si trova nei magazzini di borsa, nei caveau dei fondi quotati e in mani private. La conseguenza pratica è che l'inventario liberamente disponibile si riduce e il prezzo può diventare più reattivo a una domanda aggiuntiva, non che il metallo scompaia. A differenza dell'oro, però, buona parte dell'argento industriale viene consumata davvero e non torna sul mercato: quel cuscinetto è più sottile.
Perché in Italia l'argento fisico costa molto più del prezzo spot?
Sul valore del metallo si sommano due strati. Il primo è il premio ordinario per affinazione, coniazione, imballo, trasporto assicurato e margine del venditore: in percentuale è più alto che sull'oro, perché gli stessi costi fissi si spalmano su un metallo molto meno prezioso per unità di peso. Il secondo è fiscale: l'oro da investimento è esente da IVA ai sensi dell'articolo 10, primo comma, n. 11) del DPR 633/1972, mentre l'argento sconta l'aliquota ordinaria del 22 per cento. Alcune monete vengono vendute in regime del margine, dove l'imposta grava solo sul margine del rivenditore.
Come si converte la quotazione da dollari per oncia a euro per grammo?
Si divide prima per il cambio EUR/USD e poi per 31,1035, cioè i grammi contenuti in un'oncia troy. Con cifre puramente illustrative: 32 dollari l'oncia e un cambio di 1,08 dollari per euro danno circa 29,63 euro l'oncia e quindi circa 0,95 euro al grammo di argento fino. Ne segue che il prezzo in euro ha due parti mobili, il metallo e la valuta: un rialzo in dollari può essere annullato da un euro che si rafforza. Due fonti possono indicare valori diversi nello stesso istante perché una usa il cambio di riferimento della BCE e l'altra il cambio interbancario.
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Leggi la guidaFonti e approfondimenti
- LBMA — LBMA Silver Price (asta giornaliera)
- LBMA — prezzi e dati dei metalli preziosi
- The Silver Institute — World Silver Survey
- The Silver Institute — offerta e domanda di argento
- USGS — Mineral Commodity Summaries: argento
- CME Group — Silver Futures (COMEX)
- World Gold Council — Gold Demand Trends (confronto con l'oro)
- BCE — tassi di cambio di riferimento dell'euro
- Banca d'Italia — cambi e statistiche
- Normattiva — DPR 633/1972 (IVA) e DPR 917/1986 (TUIR)
- Agenzia delle Entrate — redditi diversi di natura finanziaria
Scritto e aggiornato da Markus Markert. Contenuto editoriale: non costituisce consulenza in materia di investimenti, raccomandazione d'acquisto né previsione di prezzo. I dati sono confrontati con fonti ufficiali e aggiornati periodicamente.